IL CENTRO INTERFORZE STUDI MILITARI (CISMIL) E AVVOCATOMILITARE.COM INSIEME NEL PRIMO CORSO FORMATIVO IN DIRITTO MILITARE

Si è tenuto in Roma il “1° Corso di formazione per Dirigenti Sindacali e addetti alla disciplina, contenzioso militare e amministrativo” organizzato dal Centro Interforze Studi Militari (C.I.S.Mil. – per approfondire leggi qui!) in collaborazione con avvocatomilitare.com e diversi professionisti del settore.

Alla luce dell’interesse suscitato, avvocatomilitare.com si complimenta con il Centro Interforze Studi Militari, i diversi professionisti intervenuti ed i corsisti per l’eccellente riuscita dell’iniziativa. 

Ad maiora!

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IL “TRASCINAMENTO” DELLE INDENNITÀ OPERATIVE MILITARI

Il trascinamento è quel meccanismo che riconosce una “maggiorazione” al personale che abbia percepito nel tempo [1] una indennità operativa superiore a quella operativa di base (mi riferisco alle indennità operative “fondamentali” di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6, primo, secondo e terzo comma, e 7 della legge n. 78 del 1983 [2] – per approfondire leggi qui!). Tale “maggiorazione”, remunerando sostanzialmente il servizio precedentemente prestato dal militare, ha lo scopo di compensare i decrementi economici eventualmente venutisi a creare con il cambio di impiego.

Detto altrimenti … provo a spiegarmi meglio … il militare che:

  • dopo esser stato impiegato in attività di servizio remunerate con indennità operative “speciali” (di importo quindi superiore a quella operativa di base – per approfondire leggi qui!);
  • viene successivamente impiegato in attività che danno diritto alla sola indennità operativa di base, con conseguente diminuzione di reddito,

grazie al meccanismo del “trascinamento” matura il diritto ad una maggiorazione” (da calcolarsi proprio sull’indennità operativa di base percepita) che controbilanci il decremento economico subito.

Chiarito a grandi linee cosa sia il “trascinamento”, tenete presente che:

  • spetta solo ai militari percettori dell’indennità operativa di base [3]. La maggiorazione da “trascinamento“ non può essere quindi corrisposta al personale che già percepisce una indennità operativa “fondamentale” diversa da quella di base (divieto di cumulo);
  • il militare può comunque optare per l’indennità operativa di base “maggiorata“ grazie al “trascinamento”, in luogo dell’indennità fondamentale effettivamente spettante, se più favorevole (diritto di opzione) [4].

Non vado oltre nella speranza di esser stato sufficientemente chiaro e di avervi quindi offerto gli elementi necessari per poter autonomamente approfondire la questione, magari documentandovi da soli con le circolari, le direttive o le sentenze che potete facilmente reperire on line. Avvocatomilitare.com persegue infatti finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato anche a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

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[1]: il periodo massimo da poter riconoscere è pari a 20 anni e il periodo utile ai fini del computo è pari ad 1 anno (per i servizi prestati in condizioni operative diverse, le frazioni inferiori all’anno sono cumulabili fino al raggiungimento dell’anno).

[2]: art. 5, comma 2, del D.P.R. n. 394 del 1995 “Recepimento del provvedimento di concertazione del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica)” – Indennità di impiego operativo:“[…] 2. Per il personale che anche anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto abbia prestato servizio nelle condizioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6, primo, secondo e terzo comma, e 7 della legge 23 marzo 1983, n. 78, le misure di cui alla tabella riportata al comma 1 del presente articolo, sono maggiorate, per ogni anno di servizio effettivo prestato con percezione delle relative indennità e per un periodo massimo complessivo di 20 anni, secondo le percentuali indicate nella tabella VI annessa alla legge 23 marzo 1983, n. 78”.

[3]: l’art. 3, comma 72, della legge n. 300 del 2003 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)”, ha difatti inequivocabilmente chiarito che: “l’articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 394, si interpreta nel senso che le maggiorazioni ivi previste sono attribuite esclusivamente al personale percettore dell’indennità operativa di base di cui alla Tabella riportata al comma 1 del medesimo articolo 5 […]”.

[4]: la condizione più favorevole da prendere in esame all’atto del passaggio da una ad altra condizione di impiego è quella determinata anche dal rapporto dell’indennità al netto degli oneri fiscali.

SEI UN MILITARE PROSSIMO ALLA PENSIONE? CONTROLLA SUBITO LA TUA DOCUMENTAZIONE MATRICOLARE!

È vero: il trattamento economico di quiescenza viene calcolato sulla base del trattamento economico avuto durante tutta la vita lavorativa … quel che serve è tutto scritto nel fascicolo amministrativo! Ciò nonostante, vi consiglio comunque di controllare anche la vostra documentazione matricolare (per approfondire leggi qui!). Controllate soprattutto che vi siano state correttamente trascritte tutte le informazioni relative al servizio prestato ed al trattamento economico percepito, con particolare riguardo a:

Se poi riscontrate trascrizioni mancanti e/o incomplete, errori, incongruenze o semplici anomalie fate in modo che tutto venga chiarito e messo a posto prima di andare in pensione … fidatevi, sono sicuro che non ve ne pentirete!

Ad maiora!

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LA PROMOZIONE A TITOLO ONORIFICO DEL MILITARE CHE CESSA DAL SERVIZIO COMPORTA QUALCHE BENEFICIO ECONOMICO?

Sperando di sfatare un mito ricorrente, vi dico da subito che la promozione a titolo onorifico del personale militare che cessa dal servizio non produce alcun effetto sul trattamento economico, previdenziale o pensionistico! Infatti, tale promozione è stata pensata solo per offrire al militare, all’atto del collocamento in congedo, l’onore del grado superiore a quello rivestito in servizio.

Tutta la materia è regolata dall’articolo 1084 bis [1] del Decreto legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM) che, per quanto di interesse, prevede proprio che “l’attribuzione della promozione o della carica o qualifica relativa al corrispettivo grado apicale di cui al presente articolo non produce alcun effetto sui trattamenti economico, previdenziale e pensionistico”, anche nel caso in cui si venga richiamati in servizio.

Per chi volesse approfondire la tematica, sappiate che ho postato in nota l’articolo 1084 bis del COM nella sua interezza … non mi resta quindi che salutarvi, ad maiora!

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[1]: art. 1084 bis del COM – Promozione a titolo onorifico per il personale militare che cessa dal servizio:“1. A decorrere dal 1° gennaio 2015, ai militari in servizio permanente, che nell’ultimo quinquennio hanno prestato servizio senza demerito, è attribuita la promozione ad anzianità al grado superiore a decorrere dalla data di cessazione dal servizio nei casi di:

a) raggiungimento del limite di età;

b) collocamento a domanda in ausiliaria o riserva nei casi previsti dalla legislazione vigente;

c) infermità;

d) rinuncia al transito nell’impiego civile di cui all’articolo 923, comma 1, lettera m-bis).

La promozione di cui al comma 1 è attribuita anche ai militari in servizio permanente deceduti, a decorrere dal giorno antecedente al decesso.

2-bis. Per il personale dell’Arma dei carabinieri, la promozione di cui al comma 1 è altresì attribuita, su istanza dell’interessato, anche ai militari cessati a domanda e collocati in ausiliaria o nella riserva fino al 31 dicembre 2014, che non hanno potuto beneficiare di alcuna promozione, a vario titolo, all’atto della cessazione dal servizio.

3. La promozione di cui ai commi 1 e 2 è esclusa per i militari destinatari della promozione di cui all’articolo 1084 nonché per gli ufficiali che rivestono il grado di generale di corpo d’armata e gradi corrispondenti e per i marescialli, sergenti e graduati che rivestono il grado apicale del ruolo di appartenenza.

4. Ai militari che ai sensi del comma 3 non conseguono la promozione di cui ai commi 1 e 2, è attribuita, ove prevista, la carica o qualifica relativa al corrispettivo grado apicale.

5. L’attribuzione della promozione o della carica o qualifica relativa al corrispettivo grado apicale di cui al presente articolo non produce alcun effetto sui trattamenti economico, previdenziale e pensionistico.

6. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, ai militari cessati dal servizio dal 1° gennaio 2015 e fino al giorno antecedente alla data di entrata in vigore del presente articolo, la promozione è attribuita secondo le decorrenze previste dalle disposizioni vigenti anteriormente a tale ultima data”.

IL DIRITTO ALLA PENSIONE DEI MILITARI: L’ANZIANITÀ CONTRIBUTIVA (IL C.D. “SERVIZIO UTILE”)

Domanda evergreen … cos’è l’anzianità contributiva? Facciamo subito chiarezza iniziando col dire che quando parliamo di problematiche pensionistiche, il punto di riferimento da prendere in considerazione è nella quasi totalità dei casi l’anzianità contributiva che è cosa ben differente dall’anzianità di servizio. Infatti:

  • l’anzianità di servizio è rappresentata dal servizio effettivo prestato. Il relativo computo si effettua, ai sensi dell’articolo 1847 del Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM), “dalla data di assunzione del servizio sino a quella di cessazione dello stesso(espresso in giorni, mesi e anni);
  • l’anzianità contributiva è, invece, il cosiddetto “servizio utile” ai fini pensionistici che è un dato fondamentale sia per determinare l’anzianità per conseguire il trattamento di quiescenza (cioè il quando si potrà andare in pensione), che per quantificare la misura del trattamento stesso (cioè il quanto si riceverà di pensione). Il relativo computo è il risultato della somma tra il servizio effettivo – di cui al precedente alinea –, le “maggiorazioni” previste dalla vigente normativa [1] [2] per la natura dei servizi svolti e/o la permanenza presso determinate Unità/Enti [3] (fino a un massimo di 5 anni [4]), gli eventuali riscatti di servizio, nonchè la riunione, il computo o la ricongiunzione di eventuali periodi di lavoro comunque prestati.

Non vado oltre: avvocatomilitare.com persegue infatti finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

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[1]: secondo quanto previsto dall’articolo 1849 e seguenti del COM.

[2]: considerate che gli aumenti del periodo di servizio, nel limite massimo di cinque anni complessivi, per effetto delle maggiorazioni, comporteranno esclusivamente una maturazione anticipata dei requisiti per l’accesso alla pensione, nulla di più.

[3]: al netto dei periodi di assenza per infermità non dipendente da causa di servizio, licenza straordinaria di qualunque tipologia o di frequenza di corsi presso Accademie, Scuole e Istituti di Forza Armata.

[4]: articolo 5 del D. Lgs. n. 165 del 1997 titolato “Computo dei servizi operativi e riconoscimento dei servizi prestati preruolo che, al 1 comma, prevede che “gli aumenti del periodo di servizio […] computabili ai fini pensionistici, non possono eccedere complessivamente i cinque anni.

IL DIRITTO ALLA PENSIONE DEI MILITARI: IL C.D. “MOLTIPLICATORE”

Il cosiddetto “moltiplicatore” è quel meccanismo previsto dall’articolo 3, comma 7, del Decreto legislativo n. 165 del 1997 “Attuazione delle deleghe conferite […] in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego”, nella parte in cui stabilisce che al personale che “cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione”. Il “moltiplicatore” che è alternativo all’istituto dell’ausiliaria (per approfondire leggi qui!) e presuppone il diretto collocamento nella categoria della riservaè sostanzialmente un incremento a fini pensionistici del montante contributivo, maturato alla data di cessazione dal servizio, che è oggi esplicitamente previsto e disciplinato dall’articolo 1865 del Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM) [1].

Avvocatomilitare.com persegue infatti finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

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[1]: art. 1865 del COM – Trattamento di quiescenza del personale alternativo all’istituto dell’ausiliaria:“Per il personale militare si applica l’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165”.

IL BENEFICIO DEI SEI SCATTI STIPENDIALI PREVISTO PER IL MILITARE ALL’ATTO DEL CONGEDO

Stiamo entrando in un terreno scivoloso, in quanto molto tecnico … non me ne vogliano i colleghi giuristi … ma devo farmi capire da tutti, anche da chi non ha un’adeguata preparazione legale perché ha fatto altro e non ha molto tempo da dedicare allo studio e, soprattutto, è arrivato ormai alle soglie della pensione.

Quando parliamo del beneficio dei “sei scatti stipendiali” che vengono attribuiti al militare all’atto del congedo, facciamo riferimento a due distinti meccanismi che incidono sul trattamento pensionistico, ovverosia:

  1. la maggiorazione della base pensionabile prevista dall’articolo 4 del Decreto Legislativo n. 165 del 1997 “Attuazione delle deleghe conferite […] in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego” che consiste in “sei aumenti periodici di stipendio […] attribuiti, in aggiunta alla base pensionabile […], all’atto della cessazione dal servizio da qualsiasi causa determinata, con esclusione del collocamento in congedo a domanda [1]”;
  2. la rivalutazione dello “stipendio” (che è la base di calcolo del Trattamento di Fine Servizio – per approfondire leggi qui!) prevista dall’articolo 1911 del Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM) ai fini della liquidazione del trattamento di fine servizio, [nella misura] di sei aumenti periodici di stipendio, in aggiunta a qualsiasi altro beneficio spettante”. Preciso che tale beneficio spetta attualmente solo a chi lascia il servizio per limiti di età (per approdondire leggi qui!), per permanente inabilità al servizio incondizionato. Al personale delle Forze di polizia a ordinamento militare continua invece ad applicarsi un meccanismo similare previsto all’“articolo 6-bis, del decreto legge 21 settembre 1987, n. 387, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 1987, n. 472” (articolo 1911, comma 3, del COM).

Spero di esser stato sufficientemente chiaro e di avervi dato gli elementi necessari per poter approfondire meglio il problema per conto vostro. Avvocatomilitare.com persegue infatti finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

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[1]: il beneficio dei sei scatti può comunque essere attribuito anche “al personale che cessa dal servizio a domanda previo pagamento della restante contribuzione previdenziale […], calcolata in relazione ai limiti di età anagrafica previsti per il grado rivestito” (art. 4, comma 2, del D. Lgs. n. 165 del 1997).

QUALI SONO I BENEFICI PREVISTI DAL REGIO DECRETO N. 3458 DEL 1928 O DALL’ART. 1801 DEL COM?

Sempre più spesso mi viene chiesto in cosa consistano i benefici economici previsti per il personale militare dagli articoli 117 e 120 del Regio Decreto n. 3458 del 1928. Ebbene, tali benefici garantivano sostanzialmente a Ufficiali e Sottufficiali, mutilati o invalidi di guerra, l’abbreviazione del tempo necessario a maturare degli scatti stipendiali. Ho parlato al passato perché il Regio Decreto 3458/1928 è stato abrogato dall’articolo 2268 del Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM), ma tali scatti stipendiali per invalidità di servizio sono comunque sostanzialmente confluiti nell’articolo 1801 del COM stesso. Tale articolo prevede, infatti, che “al personale dell’Esercito italiano, della Marina militare e dell’Aeronautica militare che, in costanza di rapporto di impiego, ha ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per infermità ascrivibile a una delle categorie indicate nella tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, compete una sola volta, nel valore massimo, un beneficio stipendiale, non riassorbibile e non rivalutabile, pari al:

a) 2,50 per cento dello stipendio per infermità dalla I alla VI categoria;

b) 1,25 per cento dello stipendio per infermità dalla VII alla VIII categoria”.

Certo, stiamo parlando di una piccola somma denaro, ma è sempre meglio di niente. Un paio di precisazioni prima di concludere:

  • il beneficio (che viene accreditato mensilmente direttamente in busta paga) spetta solo a chi ha contratto una infermità riconosciuta come dipendente da causa di servizio e ascritta a tabella A (per approfondire leggi qui!);
  • controllate la vostra busta paga e se non trovate traccia degli scatti stipendiali di cui abbiamo parlato fin’ora, fare subito domanda ai sensi dell’articolo 1801 del COM, richiedendo pure gli arretrati: sono fiducioso del fatto che la vostra Amministrazione ve ne riconoscerà almeno gli ultimi 5 anni!

Non mi resta che salutarvi, ad maiora!

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LA CESSAZIONE DAL SERVIZIO DEL MILITARE PER LIMITI DI ETÀ

Domanda ricorrente che merita secondo me un doveroso chiarimento: a quale età si deve lasciare il servizio per limiti di età? Ebbene, sappiate che la generalità del personale militare – a prescindere dal sesso – cessa attualmente dal servizio permanente al compimento del 60° anno di età (articoli 924 e 1840 e del Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare”, cosiddetto COM).

Tanto premesso, sappiate però che sono previsti diversi limiti di età per gli Ufficiali dirigenti:

  • dell’Esercito – articolo 925 [1] del COM;
  • della Marina Militare (articolo 926 [2] del COM);
  • dell’Aeronautica Militare (articolo 927 [3] del COM);
  • dell’Arma dei Carabinieri (articolo 928 [4] del COM);
  • della Guardia di Finanza (Allegato 5 [5] al Decreto Legislativo 19 marzo 2001, n. 69).

Penso che, dopo aver dato una letta alle note che vi ho postato alla fine, non ci sia altro da aggiungere … ad maiora!

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[1]: art. 925 del COM – Speciali limiti di età per gli ufficiali dell’Esercito Italiano:“1. I limiti di età per la cessazione dal servizio permanente, oltre il 60° anno di età, per gli ufficiali dell’Esercito italiano, in relazione al grado rivestito e al ruolo di appartenenza, sono i seguenti:

a) 65 anni: tenente generale del ruolo normale del Corpo degli ingegneri; tenente generale e maggiore generale dell’Arma dei trasporti e dei materiali; tenente generale e maggiore generale del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato;

b) 63 anni: generale di corpo d’armata del ruolo normale delle Armi di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio e trasmissioni; maggiore generale del ruolo normale del Corpo degli ingegneri; brigadiere generale del ruolo normale dell’Arma dei trasporti e dei materiali; brigadiere generale del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato;

c) 61 anni: generale di divisione del ruolo normale delle Armi di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio e trasmissioni; brigadiere generale del ruolo normale del Corpo degli ingegneri; colonnello del ruolo normale dell’Arma dei trasporti e dei materiali; colonnello del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato; colonnello dei ruoli speciali”.

[2]: art. 926 del COM -Speciali limiti di età per gli ufficiali della Marina Militare:“1. I limiti di età per la cessazione dal servizio permanente, oltre il 60° anno di età, per gli ufficiali della Marina militare, in relazione al grado rivestito e al ruolo di appartenenza, sono i seguenti:

a) 65 anni: ammiraglio ispettore capo del ruolo normale del Corpo del genio della Marina; ammiraglio ispettore capo e ammiraglio ispettore del ruolo normale del Corpo sanitario, del Corpo di commissariato e del Corpo delle capitanerie di porto;

b) 63 anni: ammiraglio di squadra del ruolo normale del Corpo di stato maggiore; ammiraglio ispettore del ruolo normale del Corpo del genio della Marina; contrammiraglio del ruolo normale del Corpo sanitario, del Corpo di commissariato e del Corpo delle capitanerie di porto;

c) 61 anni: ammiraglio di divisione del ruolo normale del Corpo di stato maggiore; contrammiraglio del ruolo normale del Corpo del genio della Marina; capitano di vascello del ruolo normale del Corpo sanitario, del Corpo di commissariato e del Corpo delle capitanerie di porto; capitano di vascello dei ruoli speciali”.

[3]: art. 927 del COM – Speciali limiti di età per gli ufficiali dell’Aeronautica Militare:“1. I limiti di età per la cessazione dal servizio permanente, oltre il 60° anno di età, per gli ufficiali dell’Aeronautica militare, in relazione al grado rivestito e al ruolo di appartenenza, sono i seguenti:

a) 65 anni: generale di squadra e generale di divisione del ruolo normale delle armi; generale ispettore capo del ruolo normale del Corpo del genio aeronautico; generale ispettore capo e generale ispettore del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato;

b) 63 anni: generale di squadra aerea del ruolo naviganti normale; generale di brigata del ruolo normale delle armi; generale ispettore del ruolo normale del Corpo del genio aeronautico; brigadiere generale del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato;

c) 61 anni: generale di divisione aerea del ruolo naviganti normale; colonnello del ruolo normale delle armi; brigadiere generale del ruolo normale del Corpo del genio aeronautico; colonnello del ruolo normale del Corpo sanitario e del Corpo di commissariato; colonnello dei ruoli speciali”.

[4]: art. 928 del COM – Speciali limiti di età per gli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri:“1. I limiti di età per la cessazione dal servizio permanente, oltre il 60° anno di età, per gli ufficiali dell’Arma dei carabinieri, in relazione al grado rivestito e al ruolo di appartenenza, sono i seguenti:

a) generale di corpo d’armata: 65 anni;

b) generale di divisione: 65 anni;

c) generale di brigata: 63 anni;

d) colonnello del ruolo forestale e del ruolo tecnico: 61 anni”.

[5]: della Guardia di Finanza – Allegato 5 al Decreto Legislativo 19 marzo 2001, n. 69, titolato “Riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell’avanzamento degli ufficiali del Corpo della Guardia di finanza, a norma dell’articolo 4 della legge 31 marzo 2000, n. 78”, che prevede sostanzialmente:

  • 65 anni per i Generali di Corpo d’Armata e di Divisione;
  • 63 anni per i Generali di Brigata;
  • 60 anni per i Colonnelli del ruolo normale e 61 anni per i Colonnelli del ruolo tecnico-logistico-amministrativo.

IL TRANSITO DEL MILITARE NELLA POSIZIONE DI “AUSILIARIA”

L’ausiliaria è quella posizione del congedo a cui il militare accede a domanda o per vecchiaia, in cui si può permanere per un massimo di 5 anni e che presuppone la disponibilità ad essere richiamati in servizio presso l’Amministrazione di appartenenza o altra Pubblica Amministrazione, nell’ambito del Comune o della Provincia di residenza [1] [2] [3] [4]. A prescindere da eventuali richiami (N.B. si ha la possibilità di rifiutare il richiamo, ma solo per una volta: al secondo rifiuto, infatti, si transita direttamente nella riserva!), durante l’ausiliaria non si possono assumere impieghi, né rivestire cariche, retribuite e non, presso imprese che hanno rapporti contrattuali con l’Amministrazione militare, pena l’immediato passaggio nella categoria della riserva, con la perdita del trattamento economico previsto [5].

Al militare in ausiliaria spetta, oltre alla normale pensione, una specifica indennità (detta appunto “di ausiliaria” [6]), ma non la possibilità di avvalersi anche del cosiddetto “moltiplicatore” (per approfondire leggi qui!). Inoltre, al termine del periodo di permanenza in ausiliaria, si procede alla riliquidazione del trattamento pensionistico [7] [8] e di fine servizio (TFS – per approfondire leggi qui!): il periodo di permanenza in ausiliaria viene difatti interamente computato come servizio effettivo, a prescindere dal fatto che si sia stati effettivamente richiamati in servizio oppure no.

Un’ultima precisazione prima di concludere: l’articolo 1876 del Decreto legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM) prevede una norma di salvaguardia che riconosce al personale richiamato “[…] dalla posizione ausiliaria […] il trattamento economico di attività, se più favorevole rispetto al trattamento di quiescenza e all’indennità di ausiliaria in godimento”.

Avvocatomilitare.com persegue finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

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[1] art. 886 del Decreto legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM) – Ausiliaria:“1. La categoria dell’ausiliaria comprende il personale militare che, essendovi transitato nei casi previsti, ha manifestato all’atto del collocamento nella predetta posizione la propria disponibilità a prestare servizio nell’ambito del comune o della provincia di residenza presso l’amministrazione di appartenenza o altra amministrazione […]”.

[2]: art. 992 del COM – Collocamento in ausiliaria:“1. Il collocamento in ausiliaria del personale militare avviene esclusivamente a seguito di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di età previsto per il grado rivestito o a domanda, ai sensi dell’articolo 909, comma 4. 2. Il personale militare permane in ausiliaria per un periodo di 5 anni. 3. All’atto della cessazione dal servizio, il personale è iscritto in appositi ruoli dell’ausiliaria, da pubblicare annualmente nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana con indicazione della categoria, del ruolo di appartenenza, nonché del grado rivestito. Le pubbliche amministrazioni statali e territoriali, limitatamente alla copertura delle forze in organico, possono avanzare formale richiesta al competente Ministero per l’utilizzo del suddetto personale, nell’ambito della provincia di residenza e in incarichi adeguati al ruolo e al grado rivestito. 4. Ai fini della corresponsione dell’indennità di ausiliaria, il personale, all’atto della cessazione dal servizio, manifesta, con apposita dichiarazione scritta, la propria disponibilità all’impiego presso l’amministrazione di appartenenza e le altre pubbliche amministrazioni”.

[3]: art. 993 del COM – Richiami in servizio:“1. Il richiamo in servizio presso l’Amministrazione della difesa è disposto con decreto del Ministro della difesa di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. 2. Il Ministero della difesa, sulla base delle richieste di impiego pervenute dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 992, predispone appositi elenchi di posti organici disponibili, per gradi o qualifiche funzionali, suddivisi per province e relativi comuni. 3. Sulla base degli elenchi di cui al comma 2, l’amministrazione interessa, in ordine decrescente di età, i militari in posizione di ausiliaria, che possiedono i requisiti richiesti, per l’assunzione dell’impiego nell’ambito del comune o della provincia di residenza. 4. Il richiamo in servizio dei militari che accettano l’impiego è disposto con decreto del Ministro competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione, ferma restando la non riacquisizione delle qualifiche di ufficiale e agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. 5. Gli eventuali richiami in servizio non interrompono il decorso dell’ausiliaria”.

[4]: art. 995 del COM – Cessazione dell’ausiliaria:“1. Il personale collocato in ausiliaria transita anticipatamente nella riserva se non accetta l’impiego, ovvero revoca l’accettazione degli impieghi assegnati, per due volte. 2. L’amministrazione che impiega il personale può variare la sede o la tipologia di impiego solo previo assenso dell’interessato. In caso di mancato assenso, il personale è nuovamente collocato in ausiliaria e a esso si applica il disposto di cui al comma 1. 3. Al termine del periodo indicato il militare è collocato nella riserva o in congedo assoluto, a seconda dell’età e della idoneità. 4. Il militare in ausiliaria può essere collocato nella riserva, anche prima dello scadere del periodo anzidetto, per motivi di salute, previ accertamenti sanitari. 5. L’ufficiale in ausiliaria può altresì essere collocato nella riserva o in congedo assoluto, prima dello scadere del periodo prescritto, per motivi professionali, previo parere della commissione o dell’autorità competente a esprimere il giudizio sull’avanzamento”.

[5]: art. 994 del COM – Obblighi del militare in ausiliaria:“Il militare in ausiliaria non può assumere impieghi, né rivestire cariche, retribuite e non, presso imprese che hanno rapporti contrattuali con l’amministrazione militare. L’inosservanza di tale divieto comporta l’immediato passaggio nella categoria della riserva, con la perdita del trattamento economico previsto per la categoria dell’ausiliaria”.

[6]: art. 1870 del COM – Calcolo dell’indennità di ausiliaria:“1. Al militare in ausiliaria compete, in aggiunta al trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, pari al 50 per cento della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico spettante nel tempo al pari grado in servizio dello stesso ruolo, e con anzianità di servizio corrispondente a quella effettivamente posseduta dal militare all’atto del collocamento in ausiliaria. 2. Il trattamento economico spettante nel tempo al pari grado in servizio è inteso come comprensivo di tutte le maggiorazioni e di tutte le indennità. 3. Per il calcolo della predetta differenza non si tiene conto, con riferimento a entrambi i termini del raffronto:

a) dell’indennità integrativa speciale;

b) della quota degli assegni per il nucleo familiare;

c) degli scatti per ex combattenti previsti dalla legge 24 maggio 1970, n. 336;

d) dell’eventuale pensione privilegiata;

e) delle maggiorazioni che costituiscono trattamento economico aggiuntivo;

f) degli aumenti periodici di stipendio di cui all’articolo 1863;

g) delle quote aggiuntive previste dall’articolo 161 della legge 11 luglio 1980, n. 312, per il personale dirigente;

h) degli incrementi corrisposti a titolo di perequazione automatica;

i) dell’indennità di posizione e dirigenziale;

l) lettera soppressa dal Lgs. 29 maggio 2017, n. 94;

m) della speciale indennità pensionabile di cui all’articolo 1818.

4. L’indennità di ausiliaria, nel sistema di calcolo retributivo, è pensionabile al cessare della posizione di ausiliaria”.

[7]: art. 1864 del COM – Trattamento di quiescenza del personale in ausiliaria:“Per il personale la cui pensione è liquidata in tutto o in parte con il sistema contributivo, il trattamento pensionistico da attribuire all’atto del collocamento in ausiliaria viene determinato applicando il coefficiente di trasformazione indicato nella tabella A allegata alla legge 8 agosto 1995, n. 335, come periodicamente rideterminato ai sensi dell’articolo 1, comma 11 della stessa legge. Al termine del periodo di permanenza in tale posizione, il trattamento pensionistico viene rideterminato applicando il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età di cessazione dall’ausiliaria”.

[8]: art. 1871 del COM – Riliquidazione al termine dell’ausiliaria del trattamento di quiescenza determinato con il sistema di calcolo retributivo:“1. Il periodo di permanenza in ausiliaria è computato per intero agli effetti della pensione come servizio effettivo, anche se il militare non è stato nel periodo stesso richiamato in servizio. Non è invece computato il periodo di tempo durante il quale il militare ha prestato altro servizio produttivo di pensione, salva l’opzione del medesimo ai fini della pensione militare. 2. Allo scadere del periodo di permanenza in ausiliaria, è liquidato al militare un nuovo trattamento di quiescenza con il computo di detto periodo e sulla base degli assegni pensionabili che sono serviti ai fini della liquidazione del trattamento concesso all’atto della cessazione dal servizio permanente, maggiorati sia degli aumenti periodici del 2,50 per cento dello stipendio per ogni biennio trascorso in ausiliaria, sia dell’indennità di cui articolo 1870. 3. Se il militare è stato richiamato per almeno un anno, è liquidato al termine del richiamo un nuovo trattamento di quiescenza sulla base degli assegni pensionabili percepiti durante il richiamo, maggiorati degli aumenti biennali inerenti al periodo di ausiliaria trascorso senza richiamo. 4. Per i militari collocati in ausiliaria per effetto dell’avvenuta cessazione del trattamento pensionistico di guerra, il periodo di permanenza in ausiliaria non è computabile nei confronti di coloro che hanno già fruito dell’aumento di sei anni di cui all’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092”.

IL DIRITTO ALLA PENSIONE DEI MILITARI: COS’È LA C.D. “FINESTRA MOBILE”?

Domanda assai ricorrente e che merita dunque un – seppur breve – approfondimento: che cos’è la “finestra mobile? Ebbene, per “finestra mobile” si intende quell’intervallo di tempo che intercorre tra il momento in cui il militare matura il diritto di andare in pensione e quello in cui il relativo trattamento pensionistico gli viene poi effettivamente erogato. Tanto premesso, l’attuale normativa prevede che tale “slittamento” temporale nel pagamento sia pari a:

  • 12 mesi nella generalità dei casi (ai sensi dell’articolo 12, commi 1 e 2 del Decreto Legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla Legge n. 122 del 2010);
  • 15 mesi nel caso in cui il militare, indipendentemente dall’età anagrafica, abbia maturato 41 anni di contributi (ai sensi dell’articolo 18, comma 22 ter del Decreto Legge n. 98 del 2011 convertito con modificazioni dalla Legge n. 111 del 2011).

Tutto qui … non c’è molto altro da dire anche perchè avvocatomilitare.com persegue finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato a questa problematica è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato o da un Commercialista di fiducia … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

TCGC

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LE INDENNITÀ OPERATIVE “FONDAMENTALI” DEL PERSONALE MILITARE (LEGGE N. 78 DEL 1983)

La legge n. 78 del 1983, titolata Aggiornamento della legge 5 maggio 1976, n. 187, relativa alle indennità operative del personale militare”, disciplina le principali indennità operative definendole come il “compenso per il rischio, per i disagi e per le responsabilità connessi alle diverse situazioni di impiego derivanti dal servizio” (articolo 1). Ai sensi dell’articolo 17 [1] di tale legge, alcune di queste indennità – che possiamo azzardare a chiamare “fondamentali” – “non sono cumulabili fra loro […], salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole e le eccezioni stabilite” dalla legge n. 78 del 1983 stessa. Tanto premesso, possiamo dire che le indennità operative “fondamentali” sono:

  • l’indennità di impiego operativo (cosiddetta di base – articolo 2 [2] della citata legge n. 78/1983);
  • l’indennità d’impiego operativo per reparti di campagna (articolo 3 [3] della citata legge n. 78/1983);
  • l’indennità di imbarco (articolo 4 [4] della citata legge n. 78/1983);
  • l’indennità di aeronavigazione (articolo 5 [5] della citata legge n. 78/1983);
  • l’indennità di volo (articolo 6 [6] della citata legge n. 78/1983);
  • l’indennità per il controllo dello spazio aereo (articolo 7 [7] della citata legge n. 78/1983).

Per completezza di informazione, sappiate che le principali indennità “supplementari” disciplinate dalla citata legge n. 78 del 1983, la cui eventuale cumulabilità è disciplinata dall’articolo 17 [8] , sono l’indennità supplementare di marcia e prontezza operativa (art. 8); l’indennità supplementare per truppe da sbarco, per unità anfibie e per incursori subacquei (art. 9); l’indennità supplementare di comando navale, di mancato alloggio e di fuori sede (art. 10); le indennità supplementari per servizio idrografico e per particolari incarichi espletati a bordo delle unità navali (art. 11); le indennità supplementari per pronto intervento aereo, per piloti collaudatori-sperimentatori, per piloti istruttori di volo o di specialità e compensi di collaudo (art. 13); le indennità per allievi piloti, per allievi navigatori, per ufficiali allievi osservatori, per allievi paracadutisti (art. 14); l’indennità di volo oraria (art. 15) e l’indennità supplementare per servizio presso poligoni permanenti, installazioni e infrastrutture militari, stazioni radio e radar con compiti tecnico-operativi militari di carattere speciale (art. 16).

Meglio che mi fermi qui, ad maiora!

TCGC

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[1] art. 17 della legge n. 78 del 1983 – Norme di corresponsione e cumulabilità delle indennità:“Le indennità previste dai precedenti articoli 2, 3, 4, 5, 6 e 7, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole e le eccezioni stabilite dalla presente legge, non sono cumulabili fra loro. Le stesse indennità e le indennità di cui ai commi primo e secondo dell’articolo 9 della presente legge non sono cumulabili con le indennità per servizio d’istituto di cui alla legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 1 della legge 5 agosto 1978, n. 505. Tuttavia, il personale che si trovi in condizioni di aver diritto ad una delle indennità di cui ai precedenti articoli 2, 3, 4 e 7 e sia già provvisto di indennità di aeronavigazione o di volo conserva il trattamento in godimento. Qualora la misura di tale trattamento sia inferiore a quella dell’indennità di cui ai citati articoli 2, 3, 4 e 7, queste ultime indennità sono corrisposte per la differenza. Ai piloti e agli specialisti che svolgono attività aeronavigante o di volo con aeromobili imbarcati sono corrisposte, in deroga al divieto di cumulo stabilito dal precedente primo comma, le indennità di aeronavigazione o di volo e l’indennità d’imbarco, delle quali la più favorevole in misura intera e l’altra in misura ridotta al 25 per cento. Le indennità supplementari di cui ai precedenti articoli 9, 10 e 11, salvo l’indennità supplementare di comando navale, non sono suscettibili degli aumenti percentuali previsti dall’articolo 5 del regolamento sugli assegni d’imbarco approvato con regio decreto 15 luglio 1938, n. 1156, e successive modificazioni. Ai piloti, agli specialisti e ai paracadutisti che svolgono attività aeronavigante, di volo o di paracadutismo presso comandi, grandi unità, reparti e supporti delle truppe alpine delle armi e dei servizi sono corrisposte in deroga al divieto di cumulo stabilito al primo comma, le indennità di aeronavigazione e di volo e la indennità di cui al secondo comma dell’articolo 3, delle quali la più favorevole in misura intera e l’altra ridotta all’8 per cento. Le indennità indicate al primo comma del presente articolo sono cumulabili con quelle di cui all’articolo 21 della legge 27 maggio 1970, n. 365. L’indennità d’impiego operativo di cui all’articolo 2 spettante agli ufficiali e sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica è sospesa o ridotta solo nel caso di sospensione o riduzione dello stipendio e nelle stesse misure di riduzione previste per quest’ultimo. Nel primo comma dell’articolo 5 delle norme approvate con il regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1302, convertito in legge dalla legge 4 aprile 1935, n. 808, le parole “è sospesa salvo il disposto del successivo articolo 8” sono sostituite dalle altre: “è sospesa o ridotta, nelle stesse misure di riduzione previste per lo stipendio, salvo il disposto del successivo articolo 8”. Le indennità di cui agli articoli 3, 4, 7 e 14, nonché tutte quelle supplementari previste ai precedenti articoli, fermo comunque il diritto all’indennità di cui all’articolo 2, non sono corrisposte al personale in licenza straordinaria, al personale assente dal reparto, dalla nave o dal servizio per infermità quando questa si protrae oltre il quindicesimo giorno e, salvo il disposto dell’articolo 14, al personale che, fruendo del trattamento economico di missione con percezione della relativa diaria, frequenta corsi presso le accademie, le scuole e gli istituti di forza armata o interforze, nonché presso le università o all’estero.  Salvo quanto disposto dalla presente legge, le indennità di imbarco, di aeronavigazione, di volo o di pilotaggio vengono corrisposte con le modalità previste rispettivamente dal regolamento sugli assegni di imbarco approvato con regio decreto 15 luglio 1938, numero 1156, e successive modificazioni, e dalle norme approvate con il regio decreto-legge 20 luglio 1934, numero 1302, convertito in legge dalla legge 4 aprile 1935, n. 808, e successive modificazioni. Le misure giornaliere delle indennità stabilite dalla presente legge, nei casi in cui occorra determinarle, sono pari ad un trentesimo di quelle mensili. Le disposizioni della presente legge concernenti le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e relative indennità supplementari valgono anche, in quanto applicabili, per gli ufficiali, sottufficiali e militari di truppa dei reparti di volo del Corpo della guardia di finanza e per il personale dei reparti di volo della polizia di Stato in possesso del brevetto militare di pilota, osservatore o specialista o facenti parte di equipaggi fissi di volo o che frequentano corsi di pilotaggio, di osservazione aerea o di paracadutismo”.

[2]: art. 2 della legge n. 78 del 1983 – Indennità di impiego operativo: “Al personale militare dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, salvo i casi previsti dagli articoli 3, 4, 5, 6, primo, secondo e terzo comma, e 7, spetta l’indennità mensile di impiego operativo di base nelle misure stabilite dall’annessa tabella I per gli ufficiali e i sottufficiali e nella misura di lire 50.000 per gli allievi delle accademie militari e per i graduati e i militari di truppa volontari, a ferma speciale o raffermati. Per gli ufficiali e per i sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, comandati a prestare servizio presso l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza, è fatta salva la possibilità di optare, a domanda, dalla data di entrata in vigore della presente legge, per l’indennità mensile per servizio di istituto prevista dall’articolo 1 della legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni. A detto personale è attribuito altresì, qualora ne ricorrano i presupposti, il compenso per lavoro straordinario, di cui all’articolo 63 della legge 1 aprile 1981, n. 121, nella stessa misura prevista per il personale dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza”.

[3]: art. 3 della legge n. 78 del 1983 – Indennità d’impiego operativo per reparti di campagna:“Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica in servizio presso i comandi, gli enti, i reparti e le unità di campagna appresso indicati spetta l’indennità mensile di impiego operativo nella misura del 115 per cento di quella stabilita dal primo comma dell’articolo 2, rispettivamente per l’ufficiale o sottufficiale dello stesso grado e della stessa anzianità di servizio militare, escluse le maggiorazioni indicate alla nota b) dell’annessa tabella I:

corpi d’armata;
divisioni;
brigate e aerobrigate;
stormi e reparti di volo equivalenti;
gruppi, gruppi squadroni, squadriglie e squadroni di volo;
reparti elicotteri e reparti antisom;
reparti di difesa di aeroporti e di eliporti armati;
reparti intercettori teleguidati (IT);
comandi e reparti di difesa foranea e batterie costiere;
unità di controllo operativo e unità di scoperta;
centrali e centri operativi in sede protetta;
unità di supporto, comandi, enti e reparti, non inquadrati nelle grandi unità, aventi caratteristiche di impiego operativo di campagna.

Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica in servizio presso comandi, grandi unità, unità, reparti e supporti delle truppe alpine delle armi e dei servizi spetta l’indennità mensile di impiego operativo nella misura del 125 per cento di quella stabilita dal primo comma dell’articolo 2, rispettivamente per l’ufficiale o sottufficiale dello stesso grado e della stessa anzianità di servizio militare, escluse le maggiorazioni indicate nella nota b) dell’annessa tabella I. Ai graduati e militari di truppa volontari, a ferma speciale o raffermati dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica è corrisposta un’indennità di impiego operativo mensile di lire 60.000 quando in servizio presso i comandi, gli enti, i reparti e le unità di cui al primo comma e di lire 70.000 quando in servizio presso i comandi, grandi unità, unità, reparti e supporti di cui al secondo comma”.

[4]: art. 4 della legge n. 78 del 1983 –Indennità di imbarco:“Agli ufficiali e ai sottufficiali della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica imbarcati su navi di superficie in armamento o in riserva iscritte nel quadro del naviglio militare spetta l’indennità mensile d’imbarco nella misura del 170 per cento dell’indennità d’impiego operativo stabilita dal primo comma dell’articolo 2, rispettivamente per l’ufficiale o sottufficiale dello stesso grado o della stessa anzianità di servizio militare, escluse le maggiorazioni indicate alla nota b) dell’annessa tabella I. Agli ufficiali e ai sottufficiali della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica imbarcati su sommergibili spetta l’indennità mensile d’imbarco nella misura del 220 per cento dell’indennità d’impiego operativo stabilita dal primo comma dell’articolo 2, rispettivamente per l’ufficiale o sottufficiale dello stesso grado e della stessa anzianità di servizio militare, escluse le maggiorazioni indicate nella nota b) dell’annessa tabella I. Agli allievi delle accademie militari e ai graduati e militari di truppa volontari, a ferma speciale o raffermati della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica è corrisposta un’indennità mensile d’imbarco nella misura di lire 90.000 quando imbarcati su navi di superficie in armamento o in riserva e di lire 140.000 quando imbarcati su sommergibili. Ai graduati e militari di truppa in servizio di leva della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica è corrisposta un’indennità mensile d’imbarco nella misura di lire 36.000 quando imbarcati su navi di superficie in armamento o in riserva e di lire 90.000 quando imbarcati su sommergibili. Le indennità di cui ai precedenti commi spettano anche al personale imbarcato su navi di superficie o su sommergibili in allestimento, ancorché non iscritti nel quadro del naviglio militare, a partire dalla data di inizio delle prove di moto”.

[5]: art. 5 della legge n. 78 del 1983 – Indennità di aeronavigazione:“Agli ufficiali e ai sottufficiali dei ruoli naviganti dell’Arma aeronautica spetta l’indennità mensile di aeronavigazione nelle misure stabilite dalle colonne 1, 2 e 3 dell’annessa tabella II, in relazione al tipo di aeromobile sul quale svolgono l’attività di volo. Tale indennità è corrisposta agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Esercito e della Marina, in possesso del brevetto militare di pilota, assegnati per svolgere attività di volo ai reparti di volo dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, nonché a quelli assegnati agli organi di comando, addestrativi e logistici preposti all’attività aerea di ciascuna forza armata o interforze. Per i generali di corpo d’armata e di divisione dell’Esercito e gradi corrispondenti della Marina in possesso di brevetto militare di pilota la stessa indennità è corrisposta soltanto quando sono direttamente preposti a comandi di unità aeree. Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina impiegati a bordo di aviogetti supersonici biposto da combattimento con funzioni di operatore di sistema spetta l’indennità mensile di aeronavigazione nelle misure stabilite dalla colonna 2 della annessa tabella II. Agli ufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica osservatori, in possesso del relativo brevetto militare, assegnati per l’attività di volo a reparti di volo dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, spetta la indennità mensile di aeronavigazione nella misura stabilita dalla colonna 4 dell’annessa tabella II. Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica in possesso del brevetto militare di paracadutista, chiamati a prestare effettivo servizio in qualità di paracadutista presso unità paracadutisti, spetta l’indennità mensile di aeronavigazione nelle misure stabilite dalla colonna 3 dell’annessa tabella II, tenendo conto unicamente dell’anzianità di effettivo servizio presso le anzidette unità, in funzione di paracadutista. Ai graduati e ai militari di truppa in possesso del brevetto militare di paracadutista, nelle medesime condizioni di impiego di cui al comma precedente, è corrisposta un’indennità mensile di aeronavigazione nella misura di lire 160.000 per quelli dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica e di lire 80.000, cumulabili con le indennità per il servizio di istituto di cui alla legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni, per quelli dell’Arma dei carabinieri. Agli ufficiali, ai sottufficiali e ai graduati e militari di truppa dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, in possesso del brevetto militare di paracadutista, che non siano in servizio presso unità paracadutisti, ma che svolgano l’attività annuale di allenamento con il paracadute stabilita con determinazione ministeriale, è dovuta per una volta nell’anno solare una mensilità dell’indennità percepita nell’ultimo mese di effettivo servizio presso le predette unità ai sensi dei commi quarto e quinto del presente articolo”.

[6]: art. 6 della legge n. 78 del 1983 – Indennità di volo:“Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina facenti parte degli equipaggi fissi di volo spetta l’indennità mensile di volo nelle misure stabilite dalla colonna 1 dell’annessa tabella III. Ai graduati di truppa dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina facenti parte degli equipaggi fissi di volo spetta l’indennità mensile di volo nella misura di lire 140.000 e di lire 70.000, cumulabili con l’indennità per il servizio d’istituto di cui alla legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni, per quelli dell’Arma dei carabinieri e dei Corpi di polizia. Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina assegnati a reparti sperimentali di volo e che vi svolgono, con carattere di continuità, effettive mansioni di sperimentatore in volo spetta l’indennità mensile di volo nelle misure stabilite dalla colonna 2 dell’annessa tabella III. Resta ferma nelle misure spettanti anteriormente all’entrata in vigore della presente legge e con le stesse modalità di corresponsione l’indennità mensile di volo dovuta agli ufficiali, ai sottufficiali e ai graduati e militari di truppa dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina che effettuano servizi di volo diversi da quelli indicati ai commi precedenti”.

[7]: art. 7 della legge n. 78 del 1983 – Indennità per il controllo dello spazio aereo:“Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Marina, in possesso delle prescritte abilitazioni, adibiti alle operazioni di controllo dello spazio aereo, spetta, in funzione dell’effettivo svolgimento delle operazioni connesse con i gradi di abilitazione indicati nella annessa tabella IV, l’indennità speciale mensile nelle misure stabilite dalla predetta tabella”.

[8] art. 17 della legge n. 78 del 1983 – Norme di corresponsione e cumulabilità delle indennità:“Le indennità previste dai precedenti articoli 2, 3, 4, 5, 6 e 7, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole e le eccezioni stabilite dalla presente legge, non sono cumulabili fra loro. Le stesse indennità e le indennità di cui ai commi primo e secondo dell’articolo 9 della presente legge non sono cumulabili con le indennità per servizio d’istituto di cui alla legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 1 della legge 5 agosto 1978, n. 505. Tuttavia, il personale che si trovi in condizioni di aver diritto ad una delle indennità di cui ai precedenti articoli 2, 3, 4 e 7 e sia già provvisto di indennità di aeronavigazione o di volo conserva il trattamento in godimento. Qualora la misura di tale trattamento sia inferiore a quella dell’indennità di cui ai citati articoli 2, 3, 4 e 7, queste ultime indennità sono corrisposte per la differenza. Ai piloti e agli specialisti che svolgono attività aeronavigante o di volo con aeromobili imbarcati sono corrisposte, in deroga al divieto di cumulo stabilito dal precedente primo comma, le indennità di aeronavigazione o di volo e l’indennità d’imbarco, delle quali la più favorevole in misura intera e l’altra in misura ridotta al 25 per cento. Le indennità supplementari di cui ai precedenti articoli 9, 10 e 11, salvo l’indennità supplementare di comando navale, non sono suscettibili degli aumenti percentuali previsti dall’articolo 5 del regolamento sugli assegni d’imbarco approvato con regio decreto 15 luglio 1938, n. 1156, e successive modificazioni. Ai piloti, agli specialisti e ai paracadutisti che svolgono attività aeronavigante, di volo o di paracadutismo presso comandi, grandi unità, reparti e supporti delle truppe alpine delle armi e dei servizi sono corrisposte in deroga al divieto di cumulo stabilito al primo comma, le indennità di aeronavigazione e di volo e la indennità di cui al secondo comma dell’articolo 3, delle quali la più favorevole in misura intera e l’altra ridotta all’8 per cento. Le indennità indicate al primo comma del presente articolo sono cumulabili con quelle di cui all’articolo 21 della legge 27 maggio 1970, n. 365. L’indennità d’impiego operativo di cui all’articolo 2 spettante agli ufficiali e sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica è sospesa o ridotta solo nel caso di sospensione o riduzione dello stipendio e nelle stesse misure di riduzione previste per quest’ultimo. Nel primo comma dell’articolo 5 delle norme approvate con il regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1302, convertito in legge dalla legge 4 aprile 1935, n. 808, le parole “è sospesa salvo il disposto del successivo articolo 8” sono sostituite dalle altre: “è sospesa o ridotta, nelle stesse misure di riduzione previste per lo stipendio, salvo il disposto del successivo articolo 8”. Le indennità di cui agli articoli 3, 4, 7 e 14, nonché tutte quelle supplementari previste ai precedenti articoli, fermo comunque il diritto all’indennità di cui all’articolo 2, non sono corrisposte al personale in licenza straordinaria, al personale assente dal reparto, dalla nave o dal servizio per infermità quando questa si protrae oltre il quindicesimo giorno e, salvo il disposto dell’articolo 14, al personale che, fruendo del trattamento economico di missione con percezione della relativa diaria, frequenta corsi presso le accademie, le scuole e gli istituti di forza armata o interforze, nonché presso le università o all’estero. Salvo quanto disposto dalla presente legge, le indennità di imbarco, di aeronavigazione, di volo o di pilotaggio vengono corrisposte con le modalità previste rispettivamente dal regolamento sugli assegni di imbarco approvato con regio decreto 15 luglio 1938, numero 1156, e successive modificazioni, e dalle norme approvate con il regio decreto-legge 20 luglio 1934, numero 1302, convertito in legge dalla legge 4 aprile 1935, n. 808, e successive modificazioni. Le misure giornaliere delle indennità stabilite dalla presente legge, nei casi in cui occorra determinarle, sono pari ad un trentesimo di quelle mensili. Le disposizioni della presente legge concernenti le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e relative indennità supplementari valgono anche, in quanto applicabili, per gli ufficiali, sottufficiali e militari di truppa dei reparti di volo del Corpo della guardia di finanza e per il personale dei reparti di volo della polizia di Stato in possesso del brevetto militare di pilota, osservatore o specialista o facenti parte di equipaggi fissi di volo o che frequentano corsi di pilotaggio, di osservazione aerea o di paracadutismo”.

L’INDENNITÀ DI BUONUSCITA CHE SPETTA AL PERSONALE MILITARE CHE LASCIA IL SERVIZIO È UN TRATTAMENTO DI FINE SERVIZIO (TFS) O UN TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO (TFR)?

Sono giorni che mi viene chiesto con insistenza se a noi militari spetti il Trattamento di Fine Servizio (TFS) o il Trattamento di Fine Rapporto (TFR)? Beh, semplice, a noi militari spetta il l’“Indennità di buonuscita” che è sostanzialmente un TFS! Tale prestazione previdenziale spetta ancora ai dipendenti pubblici assunti prima del 1° gennaio 2000 ed al personale di “diritto pubblico” ovverosia magistrati, diplomatici, personale della carriera prefettizia, professori e ricercatori universitari, nonché militari, personale delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco eccetera [1].

Tanto premesso, in cosa il TFS differisce dal TFR e, soprattutto, qual è il trattamento economicamente più vantaggioso? Iniziamo col dire che:

  1. l’articolo 3 del D.P.R. 1032 del 1973 titolato “Approvazione del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato”, disciplina il Trattamento di Fine Servizio (TFS) nella parte in cui prevede che il militare “che cessi dal servizio per qualunque causa, consegue il diritto alla indennità di buonuscita […]. L’indennità è pari a tanti dodicesimi della base contributiva di cui all’art. 38 [2] quanti sono gli anni di servizio […]. Per la determinazione della base contributiva, ai fini dell’applicazione del comma precedente, si considera l’ultimo stipendio o l’ultima paga o retribuzione integralmente percepiti; la stessa norma vale per gli assegni che concorrono a costituire la base contributiva […]”;
  2. l’articolo 2120 del codice civile (la cui applicazione è stata estesa, a partire dal 1995, a quasi tutti i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ma non ai militari!), titolato “disciplina del trattamento di fine rapporto”, regola il Trattamento di Fine Rapporto (TFR):“in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni […]” (articolo 2120 del codice civile).

È evidente come il TFS sia molto più vantaggioso del TFR perché:

  • l’importo del TFS si ottiene sostanzialmente moltiplicando 1/12 dell’80% dell’ultima retribuzione annua lorda percepita (si prende quindi in considerazione la retribuzione massima percepita durante l’intera carriera, l’ultima appunto!) per il numero degli anni di servizio;
  • l’importo del TFR, invece, si ottiene grossomodo sommando la quota di retribuzione accantonata per ogni singolo anno lavorato. Se non avete idea di quale sia la quota esatta di retribuzione accantonata e solo per darvi un’idea estremamente approssimativa dell’ammontare, fate così: sommate per ogni singolo anno lavorato la cifra che si ottiene dividendo l’ammontare della retribuzione annua percepita per 13,5 (che è il coefficiente massimo di quota TFR previsto all’articolo 2120 del codice civile).

Permangono ulteriori differenze tra TFS e TFR che non ritengo opportuno approfondire in questa sede come ad esempio, senza alcuna pretesa di completezza, la differente tassazione applicata, il soggetto (o i soggetti) che procede al versamento/accantonamento, la possibilità di poter avere un anticipo prima del collocamento in pensione eccetera … Inoltre, per i militari c’è altro: i militari hanno difatti diritto ad un ulteriore sostegno previdenziale che viene erogato dalla Cassa di Previdenza delle Forze Armate (per approfondire leggi qui!), peraltro da poco aperta anche alla categoria dei Graduati della Forze Armate.

Tutta la questione è ovviamente molto più complicata di come l’ho appena disegnata: ho difatti estremamente semplificato tutto, procedendo “a spanne” con calcoli grossolani, solo per rendermi il più comprensibile possibile ai non addetti ai lavori. Come sempre, vi consiglio di quindi approfondire la materia con il vostro avvocato o commercialista di fiducia, tenendo sempre ben presente in mente che “se pensate poi che rivolgersi a un professionista serio costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro farvi assistere da quello sbagliato!”

Meglio che mi fermi qui … ad maiora!

TCGC

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[1]: art. 3 del Decreto Legislativo n. 165 del 2001 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” – Personale in regime di diritto pubblico: “1. In deroga all’articolo 2, commi 2 e 3, rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia […]”.

[2]: “La base contributiva è costituita dall’80 per cento dello stipendio, paga o retribuzione annui [più tutta una serie di indennità] varie, considerati al lordo, di cui alle leggi concernenti il trattamento economico del personale” (articolo 38 del D.P.R. 1032 del 1973).

LA CASSA DI PREVIDENZA DELLE FORZE ARMATE E L’INDENNITÀ SUPPLEMENTARE DEI MILITARI CHE CESSANO DAL SERVIZIO

La Cassa di Previdenza delle Forze Armate è un Ente, istituito con il D.P.R. n. 211 del 2009 (oggi confluito nel Decreto Legislativo n. 66 del 2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (cosiddetto COM – per approfondire leggi qui!) e vigilato dal Ministero della Difesa, che eroga ai militari le seguenti prestazioni previdenziali:

  • prestiti agli iscritti (sempre che sia finanziariamente in grado di farlo);
  • l’assegno speciale, che spetta solo agli Ufficiali dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri all’atto del collocamento in “riserva” o in “congedo assoluto” ed al raggiungimento del 65° anno di età, secondo misure annuali stabilite con Decreto Ministeriale (che è comunque un beneficio di imminente soppressione [1]);
  • l’indennità supplementare, che spetta invece agli Ufficiali, Sottufficiali e Graduati delle Forze Armate con almeno 6 anni di iscrizione all’atto della cessazione a qualunque titolo dal servizio (quindi anche in caso di cessazione senza diritto a pensione).

Dato che l’assegno speciale è riservato ai soli Ufficiali dell’Esercito o dell’Arma dei Carabinieri ed è destinato a scomparire nel medio periodo [2], mi concentrerò brevemente sull’indennità supplementare il cui importo è dato, per i periodi:

Un paio di precisazioni:

  • l’indennità supplementare è reversibile in favore dei superstiti (articolo 1914, comma 5, del COM);
  • l’iscrizione alla Cassa di Previdenza delle Forze Armate avviene d’ufficio (articolo 1913, comma 1, del COM), all’atto dell’immissione in servizio permanente (per i soli graduati delle Forze Armate a far data dal 01.02.2023) e comporta un contributo obbligatorio a carico degli iscritti (articolo 1916, comma 1, del COM);
  • se all’atto del congedo non si sono maturati i 6 anni di iscrizione minimi previsti per l’erogazione dell’indennità, vengono restituiti all’iscritto i contributi obbligatori versati (articolo 1917 del COM);
  • il diritto all’indennità supplementare è garantito anche in caso di transito [5] tra ruoli diversi (articolo 1917 bis del COM).

Penso di avervi sufficientemente stimolato per continuare ad approfondire l’argomento con il vostro avvocato o commercialista di fiducia. Mi fermo qui … ad maiora!

TCGC

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[1]: art. 2262 quinques del COM – Disposizioni transitorie in materia di soppressione dell’assegno speciale per gli ufficiali dell’Esercito italiano e dell’Arma dei carabinieri:“1. Al personale che, alla data del 31 dicembre 2022, è percettore dell’assegno speciale di cui all’articolo 1915 è riconosciuto il diritto di optare, in sostituzione dello stesso, per una maggiorazione dell’indennità supplementare di cui all’articolo 1914, calcolata moltiplicando il 60 per cento dell’importo annuo dell’assegno speciale in godimento per i coefficienti corrispondenti al sesso e all’età dell’avente diritto di cui alla tavola di mortalità elaborata dall’Istituto nazionale di statistica, riferita alla popolazione italiana residente per l’anno 2019, e calcolata al 1° dicembre dell’anno nel quale è esercitata l’opzione. 2. Al personale che, alla data del 31 dicembre 2022, è cessato dal servizio con diritto a pensione, ma non è ancora percettore dell’assegno speciale di cui all’articolo 1915, è riconosciuto il diritto di optare tra lo stesso assegno speciale e una maggiorazione dell’indennità supplementare di cui all’articolo 1914, calcolata moltiplicando il 50 per cento dell’importo annuo dell’assegno speciale previsto per il grado rivestito all’atto della cessazione dal servizio alla data del 31 dicembre 2022, per i seguenti fattori: a) il coefficiente di cui alla tavola di mortalità dell’Istituto nazionale di statistica, riferita alla popolazione italiana residente per l’anno 2019, corrispondente al sesso e all’età dell’avente diritto, indicato al 1° dicembre dell’anno in cui l’interessato compirà un’età pari a quella posseduta al congedo aumentata di otto anni e comunque non inferiore a sessantacinque; b) l’anzianità contributiva al fondo previdenziale di cui all’articolo 1913, comma 1, lettera a), posseduta al 31 dicembre 2022, con un massimo di quaranta anni, rapportata a 40. L’eventuale anzianità maturata in altri fondi non è considerata utile al calcolo della maggiorazione. 3. Al personale in servizio al 31 dicembre 2022, in luogo dell’assegno speciale di cui all’articolo 1915, è riconosciuta una maggiorazione dell’indennità supplementare di cui all’articolo 1914, calcolata ai sensi del comma 2. 4. Il diritto alle opzioni di cui ai commi 1 e 2 è esercitato entro il mese di settembre di ogni anno ed è irrevocabile. La maggiorazione dell’indennità supplementare di cui all’articolo 1914 è liquidata e corrisposta agli interessati entro il 31 dicembre dell’anno nel quale il diritto di opzione è esercitato. Le maggiorazioni dell’indennità supplementare, di cui ai commi 1, 2 e 3, sono reversibili”.

[2] ai sensi dell’art. 1915, comma 2 bis, del COM, l’assegno speciale “non spetta [difatti più] agli ufficiali iscritti al relativo fondo previdenziale in data successiva al 1° gennaio 2023”.

[3]: o frazioni di anno. L’art. 1914, comma 2 ter, del COM – Indennità supplementare, prevede infatti che:“le frazioni di anno sono calcolate in mesi e le frazioni di mesi con numero di giorni non inferiore a quindici sono arrotondate per eccesso. Conseguentemente, le aliquote percentuali di cui ai commi 2 e 2-bis sono ridotte in Dodicesimi”.

[4]: art. 1914, comma 2 bis, del COM – Indennità supplementare: “[…] Per i periodi di contribuzione successivi al 31 dicembre 2022, l’indennità di cui al comma 1 è liquidata in base alle aliquote percentuali di seguito riportate dell’ultimo stipendio annuo lordo, comprensivo della tredicesima mensilità, considerato in ragione dell’80 per cento, moltiplicate per gli anni di iscrizione al fondo maturati a decorrere dal 1° gennaio 2023:

a) 2 per cento per gli iscritti ai fondi previdenziali di cui all’articolo 1913, comma 1, lettere a), c), g) e g-bis);

b) 2,5 per cento per gli iscritti ai fondi previdenziali di cui all’articolo 1913, comma 1, lettere b), d) e f);

c) 3 per cento per gli iscritti al fondo previdenziale di cui all’articolo 1913, comma 1, lettera e) […]”.

[5]: art. 1913, comma 3 ter, del COM – Fondi previdenziali integrativi: “[…] Il personale militare impiegato a tempo indeterminato, ai sensi della legge 3 agosto 2007, n. 124 [cioè in uno degli organismi facenti parte del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica], che rientra nel ruolo di provenienza è iscritto al relativo fondo di previdenza se, in ragione degli anni di servizio residui, può maturare il diritto all’indennità supplementare ai sensi dell’articolo 1914 del presente codice. Il computo degli anni di iscrizione al fondo decorre dalla data di reiscrizione nei ruoli di provenienza”.

LE PRIME 10 COSE CHE BISOGNA FARE DOPO LA MORTE DI UN GENITORE

È purtroppo successo: abbiamo perso una persona molto importante, è morto papà (sto solo ipotizzando frugando nel mio passato … ovviamente la cosa vale anche se è stata mamma ad andarsene). Siamo stati lontani e impegnati … forse crediamo di non aver fatto quanto avremmo dovuto o voluto, di aver commesso molti errori. Non importa, è arrivata l’ora di tornare a casa; il fatto che non ci sentiamo capaci, che viviamo una sensazione di impotenza mista a confusione ci sta, è normale! Dobbiamo quindi lasciare quello che stiamo facendo per dedicarci a chi è rimasto, “accollandoci” le primissime necessarie incombenze.

Ovviamente, avvenimenti del genere ci toccano inesorabilmente nell’intimo della nostra anima: l’importante è osservare senza giudizio quello che ci accade dentro … non dimentichiamo che siamo esseri umani! A volte pensiamo di voler fare tanto per lenire le sofferenze di chi, come noi, sta elaborando il lutto, quando in realtà basta davvero poco, bisogna agire con semplicità. In queste circostanze non è tanto la parola che fa il suo effetto, poiché il processo di morte è un passaggio alla vita stessa che non si può spiegare: è un sentire interno che ognuno vive a proprio modo, con dolore e rassegnazione altalenante … con non accettazione per la maggior parte delle persone. Non c’è scelta giusta o sbagliata: “l’essere con l’altro” … anche semplicemente in ascolto … è già tanto!

Rimettiamo ora i piedi per terra perché inizia la salita, c’è molto da fare … e dobbiamo farlo in prima persona! Il peso è tutto sulle nostre spalle e perciò dobbiamo tranquillizzarci il più possibile. Prendiamo quindi un bel respiro e restiamo semplicemente in ascolto, vicino a chi è rimasto a soffrire come semplice presenza; l’energia si manifesta così e arriva al cuore più di una parola. Facciamo ordine nella nostra mente … siete pronti?

Piccolo inciso, spesso sentiremo parlare di “de cuius” … beh … tale termine viene comunemente utilizzato in ambito legale e testamentario per riferirsi alla persona deceduta di cui si discute o della quale si sta trattando il testamento o l’eredità.

Tanto premesso, iniziamo a metterci all’opera e rimbocchiamoci le maniche: bisogna innanzitutto comunicare a chi deve sapere che il nostro papà (o la nostra mamma ovviamente) non c’è più. Della cosa deve esserne sicuramente informato:

  1. Il Comando militare di appartenenza [1] (per approfondire leggi qui!) al quale dobbiamo chiedere immediatamente di fruire della licenza “per gravi motivi” che ci permette di assentarci per 10 giorni calendariali (N.B.: tale licenza non è differibile per esigenze di servizio!). Non dimentichiamo però che trattandosi di una licenza straordinaria compresa nel tetto annuo dei 45 giorni, se ho già beneficiato nello stesso anno solare di tutti i 45 giorni di licenza straordinaria spettanti in astratto (ad esempio per congedo parentale), non potrò più usufruirne perché altrimenti sforerei il tetto massimo dei 45 giorni che ci è imposto dalla normativa militare (Difficile? Non tanto dai … ma se vuoi approfondire leggi qui!);
  2. L’Ente previdenziale di riferimento di papà, chi gli pagava la pensione insomma (INPS, Casse di previdenza eccetera), sempre che papà non lavorasse ancora perché in tal caso va comunicato tutto anche al suo datore di lavoro. Esser rapidi, peraltro, vi eviterà di dover restituire eventuali prestazioni liquidate ma non dovute. Dovremmo anche pensare che mamma, o qualche altro familiare, potrebbe aver diritto alla pensione di reversibilità di papà (per la quale va presentata una specifica istanza – per approfondire leggi qui!);
  3. L’Agenzia delle Entrate. Entro 12 mesi dal decesso deve difatti essere presentata la dichiarazione di successione [2]. Trattandosi di una procedura complessa, è assolutamente consigliabile rivolgersi ad un professionista (meglio se notaio, avvocato o commercialista), specialmente se papà ha lasciato testamento (per approfondire leggi qui);
  4. Banche, Poste e Istituti di Credito. Sappiate che lo sblocco dei conti di papà potrà però avvenire solo dopo aver ultimato l’iter burocratico della successione, di cui al precedente punto 3;
  5. I Fornitori di Luce, Gas e Acqua per chiudere le utenze domestiche intestate a papà o, eventualmente, procedere alla relativa voltura. Una cosa simile avviene anche per l’abbonamento alla RAI, sempre che papà avesse un televisore e quindi pagasse il canone;
  6. Il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) per quanto riguarda il passaggio di proprietà per successione di auto, moto eccetera (NB: i veicoli iscritti al PRA non vanno inseriti nella dichiarazione di successione);
  7. Gli Istituti assicurativi con cui papà aveva eventualmente stipulato polizze per auto, moto, casa, infortunio, vita eccetera;
  8. I Carabinieri competenti per territorio se papà deteneva armi;
  9. Il Comune dove papà aveva la proprietà di immobili per regolarizzare, ad esempio, il pagamento delle tasse locali come l’IMU, la tassa sui rifiuti eccetera. Non è detto che se papà fosse esente e non pagasse nulla (ad esempio per esenzione IMU prima casa), la cosa valga anche per gli eredi … anzi normalmente succede proprio il contrario;
  10. Eventuali società con cui papà intratteneva eventuali rapporti commerciali che si sviluppano nel tempo come accade, ad esempio, per le carte di debito o credito (quando non collegate al conto corrente) o per abbonamenti vari come payTV, istituti di sicurezza eccetera.

Un paio di consigli prima di concludere:

  • rintracciamo e custodiamo subito i documenti di papà … ivi incluso il testamento (se esistente) … prima che si perdano o che, magari, qualcuno possa addirittura riuscire ad approfittarsi della situazione;
  • affidiamoci da subito ad un professionista (meglio se notaio, avvocato o commercialista) che abbia la nostra fiducia. Dal decesso di papà scaturiscono infatti molti ulteriori adempimenti legali o fiscali che vanno regolarizzati il prima possibile: gli eredi, ad esempio … ed è solo un esempio … devono provvedere alla dichiarazione dei redditi del defunto; nell’anno successivo al decesso è poi possibile ottenere la detrazione IRPEF per le spese sostenute, come quelle funerarie eccetera.

Questi, ovviamente, sono solo alcuni suggerimenti molto, ma molto generali … ogni situazione è diversa e non dovete quindi temere di farvi aiutare nell’affrontarla!

Una precisazione finale è d’obbligo: avvocatomilitare.com persegue finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato è necessariamente molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina sull’argomento. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi seguire da un notaio, un avvocato o un commercialista di fiducia: non abbiate paura di informarvi e di approfondire bene la vostra situazione, soprattutto se si parla di eredità … evitate cioè il rischio di commettere errori che potrebbero costarvi caro. Parafrasando una frase ricorrente su avvocatomilitare.com … se pensate che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Ad maiora!

In ricordo di Roberto e Giuseppe che con i loro consigli ci hanno aiutato ad essere quello che siamo

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[1]: il decesso ha peraltro molteplici conseguenze amministrative: pensiamo ad esempio al caso di fruizione dei benefici della legge n. 104 del 1992 per accudire il de cuius, al Nulla Osta di Sicurezza (cosiddetto NOS) in fase di rilascio eccetera.

[2]: la vigente normativa prevede una imposta sulle successioni ereditarie con aliquote che variano dal 4% per il coniuge e i parenti in linea retta (es. genitori e figli) al 6% per i partenti sino al 4° grado per arrivare all’8% per gli altri soggetti. Vi è comunque una franchigia che varia a seconda dell’erede ed è, ad esempio, di 1.000.000 euro per il coniuge e gli eredi in linea retta, che si eleva a 1.500.000 nel caso in cui l’erede sia portatore di handicap.

LA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ

Cos’è la pensione di reversibilità? Beh, iniziamo col dire che è un tipo di pensione che viene data a determinate categorie di persone (in genere marito, moglie e/o figli) in caso di morte del lavoratore o del pensionato (di solito coniuge o genitore). È un beneficio previdenziale calcolato essenzialmente sulla base dei contributi versati dal defunto che corrisponde, in linea di principio, ad una percentuale della pensione che questi stava percependo o che avrebbe potuto percepire.

La pensione di reversibilità è stata introdotta in Italia dall’articolo 13 del Regio Decreto-Legge 14 aprile 1939, n. 636 titolato “Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l’invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria e sostituzione dell’assicurazione per la maternità con l’assicurazione obbligatoria per la nuzialità e la natalità”. Da allora, molte sono state le leggi, i decreti, le circolari INPS che l’hanno aggiornata, modificata, trasformata o riformulata.

In estrema sintesi e senza alcuna pretesa di completezza, hanno diritto ad ottenere la pensione di reversibilità i coniugi (in taluni casi anche se separati o divorziati), gli uniti civilmente del defunto (per approfondire leggi qui!) nonché, entro certi limiti, i figli, i conviventi di fatto, i genitori, i fratelli, le sorelle eccetera.

Andiamo ora al sodo: a quanto ammonta l’assegno? Beh … iniziamo col dire che l’art. 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335 “Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare” (cosiddetta legge Dini) prevede al riguardo che “la disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria è estesa a tutte le forme esclusive o sostitutive di detto regime. In caso di presenza di soli figli di minori età, studenti, ovvero inabili, l’aliquota percentuale della pensione è elevata al 70 per cento limitatamente alle pensioni ai superstiti aventi decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge. Gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario, nei limiti di cui all’allegata tabella F. Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi di cui al presente comma con la pensione ai superstiti ridotta non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale il reddito posseduto si colloca. I limiti di cumulabilità non si applicano qualora il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli di minore età, studenti ovvero inabili, individuati secondo la disciplina di cui al primo periodo del presente comma. Sono fatti salvi i trattamenti previdenziali più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento sui futuri miglioramenti”.

Tutto chiaro? Meglio che mi fermi qui, vero? Volevo solo farvi capire che si tratta di una materia complessa e che non dovete avere paura di farvi aiutare nell’approcciarla! Fino ad oggi avete fatto tutt’altro … con il dovuto rispetto per ognuno di voi, non è il momento di iniziare ad occuparvi di cose che esulano dalle vostre competenze, non abbiate quindi remore a rivolgervi a un professionista che sa cosa fare: notaio, avvocato o commercialista non importa, basta che si occupi della materia ed abbia guadagnato la vostra fiducia!

Una piccola precisazione prima di chiudere: avvocatomilitare.com persegue finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio seguito non è tale da poter garantire una completa disamina sull’argomento. Ecco perché mi permetto di darvi un solo consiglio: prendete seriamente in considerazione l’idea di sentire un professionista di fiducia: non abbiate timore nell’informarvi e nell’approfondire bene la vostra situazione prima di fare sciocchezze … evitate cioè di commettere errori che potrebbero costare caro a voi o ad un vostro familiare! Parafrasando una frase ricorrente su avvocatomilitare.com … se pensate che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro provare a fare tutto da soli … pensateci sopra!

Ad maiora!

TCGC

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LA PENSIONE PRIVILEGIATA

La pensione privilegiata [1]:

  • viene riconosciuta ai dipendenti pubblici che hanno subito lesioni fisiche o infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio (clicca qui per approfondire) ed ha, quindi, natura sostanzialmente risarcitoria (in senso molto generale);
  • oggi non spetta più al personale civile dello Stato ed è quindi riservata esclusivamente al “personale appartenente al comparto sicurezza, difesa (cioè al personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate), vigili del fuoco e soccorso pubblico” (art. 6 del decreto legge 201 del 2011 convertito dalla legge 214 del 2011) in ragione del “più elevato livello di rischio ordinariamente connesso al servizio svolto nei comparti indicati e, per altro verso, alla mancanza di una specifica tutela assicurativa contro gli infortuni per le infermità contratte dai dipendenti di tali settori [2]”;
  • garantisce un trattamento pensionistico speciale (di “privilegio” appunto!) e, per tanto, presuppone la cessazione del rapporto d’impiego … cioè bisogna essere “in pensione” per poterne beneficiare: infatti, decorre normalmente [3]dalla data di cessazione dal servizio” (art. 191 del D.P.R. n. 1092 del 1973).

Tanto detto, al militare con infermità o lesioni dipendenti da causa di servizio (a prescindere dall’idoneità o meno al servizio e, quindi, all’eventuale transito nei ruoli civili dell’A.D.) spetta quindi:

  1. la pensione privilegiata qualora l’infermità o la lesione dipendente da causa di servizio sia ascrivibile alla Tabella A (annessa al D.P.R. n. 915 del 1978 [4]) e non suscettibile di miglioramento (art. 67 del D.P.R. n. 1092 del 1973 e art. 4 della legge n. 9 del 1980);
  2. un assegno rinnovabile, uguale alla pensione, qualora l’infermità o la lesione dipendente da causa di servizio sia ascrivibile alla Tabella A (annessa al D.P.R. n. 915 del 1978) e, al contempo, suscettibile di miglioramento. Tale assegno, spetta per un periodo che va dai due ai sei anni (quattro a decorrere dal 1 gennaio 1979 ai sensi dell’art. 5 della legge n. 9 del 1980) in relazione al tempo necessario al miglioramento (art. 68 del D.P.R. n. 1092 del 1973, artt. 4 e 5 della legge n. 9 del 1980). Alla scadenza di tale periodo si aprono poi tre possibilità: Infatti se le infermità o le lesioni: (a.) risultano ancora gravi al punto da continuare ad essere ascrivibili a Tabella A e non più suscettibili di miglioramento, spetta la pensione privilegiata; (b.) diventano invece ascrivibili a Tabella B annessa al D.P.R. n. 915 del 1978 (ricordiamo che prima erano state ritenute ascrivibili a Tabella A, ovverosia alla tabella che elenca le infermità e lesioni più gravi), spetta un’indennità una tantum (si rimanda al successivo punto 3 per i dettagli); (c.) non sono più ascrivibili a Tabella A o B non spetta più nulla;
  3. un’indennità una tantum, cioè una volta soltanto, qualora l’infermità o la lesione dipendente da causa di servizio sia ascrivibile alla Tabella B annessa al D.P.R. n. 915 del 1978 (art. 69 del D.P.R. n. 1092 del 1973 e art. 4 della legge n. 9 del 1980).

A quanto ammontano grossomodo i benefici appena richiamati? Ebbene:

  • la pensione privilegiataè pari alla base pensionabile […] se le infermità o le lesioni sono ascrivibili alla prima categoria [della Tabella A annessa al D.P.R. n. 915 del 1978] ed è pari al 90, 80, 70, 60, 50, 40 o 30 per cento della base stessa in caso di ascrivibilità, rispettivamente, alla seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima o ottava categoria [della Tabella A annessa al D.P.R. n. 915 del 1978 …]. Le pensioni di settima e ottava categoria [della Tabella A annessa al D.P.R. n. 915 del 1978] sono aumentate rispettivamente dello 0,20 per cento e dello 0,70 per cento della base pensionabile per ogni anno di servizio utile nei riguardi dei militari che, senza aver maturato l’anzianità necessaria per il conseguimento della pensione normale, abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio effettivo […]. Qualora sia stata raggiunta l’anzianità indicata dal primo comma dell’art. 52 [cioè 15 anni di servizio], la pensione privilegiata è liquidata nella misura prevista per la pensione normale aumentata di un decimo, se più favorevole” (art. 67 del D.P.R. n. 1092 del 1973);
  • l’assegno rinnovabile è “di misura uguale alla pensione” (art. 68 del D.P.R. n. 1092 del 1973);
  • l’indennità una tantum viene infine liquidata “in misura pari a una o più annualità della pensione di ottava categoria, con un massimo di cinque annualità, secondo la gravità della menomazione fisica” (art. 69 del D.P.R. n. 1092 del 1973 e art. 4 della legge n. 9 del 1980).

Un’ultima cosa prima di concludere, quanto detto si applica a Ufficiali, Sottufficiali e Graduati … ai Volontari spetta invece la pensione privilegiata “tabellare”. Infatti, ai sensi dell’art. 67 del D.P.R. n. 1092 del 1973 “per i caporal maggiori, i caporali e i soldati, per i sottocapi e i comuni di I e II classe del C.E.M.M., per i primi avieri, gli allievi scelti e gli avieri [5] nonché per gli allievi carabinieri, allievi della guardia di finanza, allievi delle guardie di pubblica sicurezza, allievi agenti di custodia ed allievi delle guardie forestali dello Stato la misura della pensione privilegiata” viene stabilita da apposite tabelle (previste per le pensioni di guerra) e viene liquidata insieme all’indennità integrativa speciale .

Capisco benissimo che la materia sia molto ingarbugliata, ma spero quantomeno di avervi messo a disposizione dei riferimenti normativi utili da offrire al vostro avvocato o al vostro commercialista in caso di bisogno…

TCGC

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[1]: le norme citate nel post sono peraltro richiamate dal codice dell’ordinamento militare (artt. 1884-1894).

[2]: Corte costituzionale, sentenza n. 20 del 2018.

[3]: infatti, nella normalità dei casi si va in pensione e, se si ha una causa di servizio riconosciuta, spetta eventualmente la pensione privilegiata nei modi e nei termini che ho riepilogato nel post. Però, se alla cessazione dal servizio si ha un’infermità o una lesione di cui non abbiamo richiesto la dipendenza da causa di servizio, è bene fare subito domanda altrimenti si perde ogni diritto … infatti, ai sensi dell’art. 169 del D.P.R. n. 1092 del 1973, “la domanda di trattamento privilegiato non è ammessa se il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal servizio senza chiedere accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte. Il termine è elevato a dieci anni qualora l’invalidità sia derivata da parkinsonismo”.

[4]: veramente, a fare i pignoli, dovrebbero esser prese in considerazione le tabelle allegate al D.P.R. n. 834 del 1981 che, ai sensi della legge n. 111 del 1984 (art. 1), hanno modificato quelle annesse al D.P.R. n. 915 del 1978 … ma dato che non voglio mettere troppa carne al fuoco e, soprattutto, che il codice dell’ordinamento militare continua a citare il vecchio D.P.R. n. 915 del 1978 (artt. 1889-1991), così farò anch’io!

[5]: grossomodo i gradi una volta posseduti dai militari di leva.