CONCORSI MILITARI E DIRITTO ALL’“OBLIO ONCOLOGICO” (LEGGE 193 DEL 2023)

Un lettore mi chiede di approfondire come la recente legge 193 del 2023 [1] sul cosiddetto “oblio oncologico” influisca sui concorsi per l’accesso alle Forze Armate. Ebbene, l’articolo 502, comma 1, lettera g, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010 “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare” (cosiddetto TUOM e che è un regolamento) prevede effettivamente che siano causa di non idoneità al servizio militare (e quindi, ovviamente, causa di esclusione dai concorsi) le neuplasie e, cioè, “[…]:

  • i tumori maligni;
  • i tumori benigni e i loro esiti quando per sede, volume, estensione o numero sono deturpanti o producono rilevanti alterazioni strutturali o funzionali […]”.

Tanto premesso, la legge n. 193 del 2023 titolata “Disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche” (che è una legge e, quindi, nella “gerarchia delle fonti” è superiore ad un regolamento, com’è il TUOM!), prevede però espressamente che:

  • per «diritto all’oblio oncologico» si intende il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica” (art. 1, comma 1, della legge n. 193 del 2023);
  • ai fini dell’accesso alle procedure concorsuali e selettive, pubbliche e private, quando nel loro ambito sia previsto l’accertamento di requisiti psico-fisici o concernenti lo stato di salute dei candidati, è fatto divieto di richiedere informazioni relative allo stato di salute dei candidati medesimi concernenti patologie oncologiche da cui essi siano stati precedentemente affetti e il cui trattamento attivo si sia concluso, senza episodi di recidiva, da più di dieci anni alla data della richiesta. Tale periodo è ridotto della metà nel caso in cui la patologia sia insorta prima del compimento del ventunesimo anno di età […]” (articolo 4, comma 1, della legge n. 193 del 2023).

Ritengo che non ci sia molto da dire e che sia quantomai evidente che la legge 193 del 2023 riconosca al candidato di un concorso per l’accesso alle FF.AA. il sacrosanto diritto di tacere sui propri pregressi oncologici (nei termini previsti dalla legge stessa). Che dire … è stato fatto un piccolo passo in avanti nella direzione giusta, ma non dimenticate mai che Avvocatomilitare.com persegue finalità meramente divulgative e, conseguentemente, l’approccio dato anche a questa problematica è stato molto sintetico, non tale cioè da garantire una completa disamina dell’argomento, ivi incluse eventuali future interpretazioni giurisprudenziali non aderenti ai contenuti del presente post. Ecco perché mi permetto di ribadire ancora una volta quanto sia necessario farsi sempre seguire da un Avvocato … se pensate poi che rivolgersi a un professionista costi troppi soldi, non avete idea di quanto potrebbe costarvi caro affidarvi a quello sbagliato o provare a fare tutto da soli … pensateci sopra! Non mi resta che darvi un in bocca al lupo per i vostri concorsi, ad maiora!

TCGC

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[1]: che mira proprio ad “escludere qualsiasi forma di pregiudizio o disparità di trattamento, [… dettando …] disposizioni in materia di parità di trattamento, non discriminazione e garanzia del diritto all’oblio delle persone guarite da patologie oncologiche, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, degli articoli 7, 8, 21, 35 e 38 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, del Piano europeo di lotta contro il cancro di cui alla comunicazione della Commissione europea COM (2021) 44 final, del 3 febbraio 2021, nonché dell’articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848” (art. 1, comma 1, della legge n. 193 del 2023).

NELLE COMUNICAZIONI CON IL PROPRIO COMANDO MILITARE BISOGNA PER FORZA USARE LA RACCOMANDATA O È ANCHE POSSIBILE UTILIZZARE LA POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA (COSIDDETTA P.E.C.)?

Un collega mi chiede sostanzialmente se per comunicare formalmente con il proprio Comando (per approfondire il tema delle comunicazioni dei militari, leggi qui!) si deve per forza mandare una raccomandata (magari con avviso di ricevimento) o ci si può eventualmente limitare ad una semplice p.e.c. … beh, prima di andare alla risposta credo sia opportuno fare una breve introduzione su cosa sia una p.e.c. e su che valore legale abbia.

Ebbene … iniziamo col dire che la posta elettronica certificata (la cosiddetta p.e.c, per intenderci!) è un sistema di trasmissione informatica di messaggi simile alla comune e-mail ma che, a differenza di quest’ultima, ha pieno valore legale sulla base della “certificazione” del gestore. Ovviamente, può parlarsi di trasmissione elettronica certificata solo quando sia il mittente che il destinatario abbiano una casella di posta elettronica certificata (servizio che è normalmente a pagamento ma che vi consiglio comunque di sottoscrivere quanto prima: considerate infatti che il prezzo per un anno di abbonamento corrisponde grossomodo a quello che paghereste alla posta per inviare una singola raccomandata con avviso di ricevimento)

Secondo l’art. 5 del D.P.R. n. 68 del 2005, “Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3” la p.e.c. funziona grossomodo così:“il messaggio di posta elettronica certificata inviato dal mittente al proprio gestore di posta elettronica certificata viene da quest’ultimo trasmesso al destinatario direttamente o trasferito al gestore di posta elettronica certificata di cui si avvale il destinatario stesso; quest’ultimo gestore provvede alla consegna nella casella di posta elettronica certificata del destinatario[1]. Un messaggio inviato tramite p.e.c. assume quindi un pieno valore legale perché il gestore del servizio ne “certifica” l’integrità e la non alterazione: il gestore, infatti, inserisce il messaggio p.e.c. in una “busta di trasporto” (una specie di busta postale virtuale) che garantisce sostanzialmente che questo sia stato trasmesso (e consegnato al destinatario) integro e non alterato [2]. Inoltre, con la:

  • ricevuta di accettazione, si ha la certezza dell’avvenuta trasmissione da parte del mittente con l’esatta indicazione di ora e data di invio;
  • ricevuta di avvenuta consegna, si ottiene una certificazione dell’avvenuta ricezione da parte del destinatario con l’esatta indicazione di ora e data di consegna,

al pari quindi di una comune raccomandata con avviso di ricevimento … ecco perché si dice comunemente che la p.e.c. ha lo stesso valore di una raccomandata [3]!

Tanto premesso, torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto questo post: posso comunicare con il mio Comando militare tramite p.e.c. o devo per forza inviare una comune raccomandata? Beh, non c’è alcun dubbio circa la possibilità inviare una p.e.c. al posto di una comune raccomandata (magari con avviso di ricevimento): il nostro Comando è difatti obbligato ad accettarla, attribuendole peraltro il medesimo valore di una comune raccomandata con avviso di ricevimento! L’articolo n. 48 del Decreto Legislativo n. 82 del 2005 “Codice dell’amministrazione digitale” è molto chiaro sul punto, stabilendo che:

  1. La trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con le Linee guida.
  2. La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta [4].
  3. La data e l’ora di trasmissione e di ricezione di un documento informatico trasmesso ai sensi del comma 1 sono opponibili ai terzi se conformi alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, ed alle relative regole tecniche, ovvero conformi alle Linee guida[5].

So benissimo che molti Comandi dimostrano una certa ritrosia nei confronti della posta elettronica certificata, tanto da bollare chi manda una p.e.c. quasi come un “PECcatore”, ma via assicuro che la cosa è più dovuta al disagio provato per il cambiamento che  ad altro … molti militari sono restii alle novità! Non esitate quindi ad usarla perché è uno strumento al comodo, economico ed estremamente efficace! È solo una questione di tempo … tutti si abitueranno alla p.e.c. e sono convinto che prestissimo nessuno ci farà più caso! Tanto detto, non mi resta che salutarvi … ad maiora!

TCGC

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[1]: art. 6 del D.P.R. n. 68 del 2005 – Ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna:“1. Il gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal mittente fornisce al mittente stesso la ricevuta di accettazione nella quale sono contenuti i dati di certificazione che costituiscono prova dell’avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata. 2. Il gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal destinatario fornisce al mittente, all’indirizzo elettronico del mittente, la ricevuta di avvenuta consegna. 3. La ricevuta di avvenuta consegna fornisce al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna tramite un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione. 4. La ricevuta di avvenuta consegna può contenere anche la copia completa del messaggio di posta elettronica certificata consegnato secondo quanto specificato dalle regole tecniche di cui all’articolo 17. 5. La ricevuta di avvenuta consegna è rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dall’avvenuta lettura da parte del soggetto destinatario. 6. La ricevuta di avvenuta consegna è emessa esclusivamente a fronte della ricezione di una busta di trasporto valida secondo le modalità previste dalle regole tecniche di cui all’articolo 17. 7. Nel caso in cui il mittente non abbia più la disponibilità delle ricevute dei messaggi di posta elettronica certificata inviati, le informazioni di cui all’articolo 11, detenute dai gestori, sono opponibili ai terzi ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445”.

[2]: art. 11 del D.P.R. n. 68 del 2005 – Sicurezza della trasmissione:“1. I gestori di posta elettronica certificata trasmettono il messaggio di posta elettronica certificata dal mittente al destinatario integro in tutte le sue parti, includendolo nella busta di trasporto. 2. Durante le fasi di trasmissione del messaggio di posta elettronica certificata, i gestori mantengono traccia delle operazioni svolte su un apposito log dei messaggi. I dati contenuti nel suddetto registro sono conservati dal gestore di posta elettronica certificata per trenta mesi. 3. Per la tenuta del registro i gestori adottano le opportune soluzioni tecniche e organizzative che garantiscano la riservatezza, la sicurezza, l’integrità e l’inalterabilità nel tempo delle informazioni in esso contenute. 4. I gestori di posta elettronica certificata prevedono, comunque, l’esistenza di servizi di emergenza che in ogni caso assicurano il completamento della trasmissione ed il rilascio delle ricevute”.

[3]: peraltro, come vedremo dopo, ai sensi dell’art. 48 del Codice dell’Amministrazione digitale (Decreto Legislativo n. 82 del 2005):“1. La trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con le Linee guida. 2. La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta. 3. La data e l’ora di trasmissione e di ricezione di un documento informatico trasmesso ai sensi del comma 1 sono opponibili ai terzi se conformi alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, ed alle relative regole tecniche, ovvero conformi alle Linee guida”.

[4]: peraltro, l’articolo 47 del Codice dell’Amministrazione digitale (Decreto Legislativo n. 82 del 2005) prevede che:“le pubbliche amministrazioni utilizzano per le comunicazioni tra l’amministrazione ed i propri dipendenti la posta elettronica o altri strumenti informatici di comunicazione nel rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali e previa informativa agli interessati in merito al grado di riservatezza degli strumenti utilizzati” (art. 47, comma 3).

[5]: a dire il vero, il Codice dell’Amministrazione digitale (Decreto Legislativo n. 82 del 2005) si spinge oltre. L’art. 45 prevede infatti che:“1. I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico, idoneo ad accertarne la provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale. 2. Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.

IL DOVERE DI COMUNICAZIONE DEL MILITARE

Ogni militare deve tenere informato il proprio Comando di tutti quegli eventi che possano avere riflessi sul servizio o che ne possano pregiudicare il corretto svolgimento. La materia non è una novità, infatti il contenuto dell’articolo 748 [1] del D.P.R. n.90 del 2010 “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare” (il cosiddetto TUOM) altro non è se non la trascrizione parola per parola dell’52 dell’abrogato Regolamento di Disciplina Militare. Dopo aver letto l’articolo nella sua interezza (ve l’ho messo in nota proprio per questo motivo), c’è una piccola precisazione che mi sento in dovere di darvi, perché non ottemperare a tale obbligo di comunicazione è una chiara violazione disciplinare, in quanto idoneo a creare disservizio alla propria Amministrazione di appartenenza. Tralasciando il grosso dell’articolo che non presenta particolari problemi (per approfondire la comunicazione dell’assenza per malattia leggi qui!), concentriamoci solo sulla parte meno “chiara” dell’articolo 748 TUOM, ovverosia sul comma 5, lettera b, che impone a ogni militare di dare sollecita comunicazione al proprio Comando “degli eventi in cui è rimasto coinvolto e che possono avere riflessi sul servizio” iniziamo a chiederci … ma quali sono questi eventi che devono essere comunicati? La domanda non è affatto banale… Beh, possiamo dire che eventi “che possono avere riflessi sul servizio” sono tutti quelli accadimenti di gravità tale da poter incidere sullo stato giuridico, su eventuali concorsi, sull’impiego, sull’avanzamento, sul nulla osta di sicurezza, sul transito all’impiego civile eccetera. Di tali eventi non è stato redatto alcun elenco e, quindi, nell’assenza di altre indicazioni possiamo azzardare a dire che siano, ad esempio, l’intenzione di svolgere un’attività extraprofessionale (cioè un secodo lavoro consentito – per approfondire l’argomento leggi qui) l’esser rimasti coinvolti in un grave incidente, in un procedimento penale (anche la denuncia da parte del vicino di casa potrebbe avere riflessi sul servizio, ad esempio perché ha come conseguenza quella di farci escludere da un concorso), l’aver contratto una grave malattia o l’aver subito un grave infortunio (cosa che potrebbe pregiudicare l’idoneità psicofisica o addirittura il mantenimento dello status militare con l’eventuale transito all’impiego civile). Per quanto precede, il mio consiglio è quello di informare il proprio Comando non di ogni stupidaggine che ci capiti ma solo di quegli avvenimenti che abbiano una gravità tale da poter essere d’interesse (anche ai fini matricolari – per approfondire leggi qui) … nel dubbio se comunicare o meno informate ugualmente il Comando, tanto prima o poi si viene a sapere … ad esempio in fase di avanzamento al grado superiore, di rinnovo del nulla osta di sicurezza o solo perché qualche collega ha la lingua lunga con la conseguenza che, anche a distanza di mesi o di anni, una bella sanzione disciplinare non ve la leva nessuno.

TCGC

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[1] Articolo 748 TUOM: “1. Il militare presente al corpo o ente, impedito per malattia a prestare servizio, deve informare prontamente il superiore diretto e, in relazione alla carica rivestita, chi è destinato a sostituirlo. Al termine della malattia il militare deve informare prontamente il superiore diretto. 2. Nei casi di assenza per motivi di salute, il militare, senza ritardo, deve trasmettere, al superiore diretto, il certificato medico recante la prognosi, nonché, al competente organo della sanità militare, il certificato medico da cui risultano sia la prognosi che la diagnosi, affinché, nell’esercizio delle funzioni previste dall’articolo 181 del codice, venga verificata la persistenza dell’idoneità psico-fisica ad attività istituzionali connesse alla detenzione o all’uso delle armi, ovvero comunque connotate da rischio o controindicazioni all’impiego. Con decreto del Ministro della difesa, ovvero del Ministro dell’economia e delle finanze per il personale del Corpo della Guardia di finanza, previa acquisizione del parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono disciplinate le modalità che assicurano l’adozione del sistema del doppio certificato, in modo che quello recante la diagnosi sia destinato unicamente agli organi sanitari militari competenti e non confluisca nel fascicolo personale del militare, restando salva e impregiudicata la facoltà dell’Amministrazione di effettuare, tramite la sanità militare, ovvero del Corpo della Guardia di finanza per il proprio personale, le visite di controllo per l’idoneità psico-fisica previste dalle norme in vigore. Le modalità per l’eventuale trasmissione telematica dei certificati medici agli organi della Sanità militare sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione, della salute, e del lavoro e delle politiche sociali, per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, previa acquisizione del parere del Garante per la protezione dei dati personali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 3. Il comandante di corpo o del distaccamento ha il dovere di informare tempestivamente i familiari del militare che versa in gravi condizioni di salute, specificando il luogo in cui si trova ricoverato. 4. Il militare che, essendo legittimamente assente, prevede, per malattia o per altra grave ragione, di non poter rientrare al corpo entro il termine stabilito, deve informare il comando di presidio – o in assenza il comando carabinieri – nella cui circoscrizione egli si trova; questo adotta i provvedimenti del caso dandone immediata comunicazione al comando o ente dal quale il militare dipende. 5. Il militare deve, altresì, dare sollecita comunicazione al proprio comando o ente:

  1. di ogni cambiamento di stato civile e di famiglia;
  2. degli eventi in cui è rimasto coinvolto e che possono avere riflessi sul servizio”.