Il principio di umanità protegge tutte le persone che non combattono o che non possono più farlo. Si tratta dei civili, dei feriti e malati, dei naufraghi, dei prigionieri di guerra e di chi si arrende senza compiere atti ostili. Queste persone devono essere rispettate e trattate con umanità, senza alcuna discriminazione: non possono subire torture, violenze o processi ingiusti.

Il principio di umanità crea anche un legame tra diritto internazionale umanitario e diritti umani. La clausola Martens afferma che, anche nei casi non previsti dai trattati, valgono sempre i principi di umanità e coscienza universale. L’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra garantisce i diritti fondamentali nei conflitti interni, mentre l’articolo 75 del I Protocollo Aggiuntivo estende ulteriormente queste garanzie.

Molti crimini di guerra – come genocidio, torture, stupri, deportazioni – sono allo stesso tempo violazioni del Diritto Internazionale Umanitario (DIU – per approfondire leggi qui!) e dei diritti umani, e possono essere perseguiti davanti a tribunali internazionali.

Le corti internazionali hanno chiarito che i due sistemi si completano: i diritti umani aiutano a definire meglio certi crimini, mentre il DIU (per approfondire leggi qui!) stabilisce i limiti delle operazioni militari. Rimane aperta la questione del rispetto dei diritti umani fuori dal territorio nazionale: la tendenza è riconoscerlo solo quando uno Stato esercita un “controllo effettivo”, come nel caso Al-Skeini sul Regno Unito in Iraq.

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